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venerdì 27 maggio 2011

Basilica San Pietro in Vincoli

La Basilica di San Pietro in Vincoli


Da esplorazioni archeologiche effettuate sotto l’attuale basilica è stata evidenziata l’esistenza di un intricato complesso urbanistico, databile tra il III sec. a.C. e il III sec. d.C., che sorgeva sulla sommità ovest del Colle Oppio. Qui sono stati rintracciati i resti di una grande Villa anonima di età imperiale facente parte di un complesso detto della, “Domus Transitoria neroniana, abitazione romana composta da un cortile, un porticato con vasca, un criptoportico e dei giardini. La Domus subì varie trasformazioni ed è forse databile al IV sec. d. C. la successiva costruzione di un’ampia aula absidata creata per tenervi riunioni. Questo complesso fu in seguito demolito e sull’area fu costruita una spaziosa chiesa di tipo basilicale dedicata agli Apostoli di cui era titolare il presbitero Filippo il quale in uno scritto, la cita con nome di Ecclesia Apostolorum.   La chiesa andò distrutta per cause ignote, ma il presbitero Filippo, esaudendo i voti  di Eudossia moglie dell’imperatore Valentiniano III (425-455), e con il suo aiuto, la fece ricostruire più splendida della precedente mantenendone le medesime dimensioni (larga m. 28 e lunga m. 60 cerca).

L’architetto del presbitero Filippo ha saputo trarre profitto, come risulta dall’esame delle murature, di tutte  le strutture antiche agibili. La facciata polifora fu però soppressa. Per l’ingresso alla chiesa fu costruito un grande portale. L’interno, coperto con tetto in vista, fu diviso in tre navate, separate da 20 colonne, 10 per parte,  che terminavano in un ampio transetto absidato. Ventidue grandi finestre a tutto sesto illuminavano l’ambiente.

La nota caratterizzante della basilica, oltre il transetto e l’abside non perfettamente in asse, è costituita dalle 20 magnifiche colonne doriche antiche di marmo imezio, di m. 6,20 di altezza inserite in basi ioniche recenti. Esse provengono, come pare, da un tempio della Grecia. E’ noto che a Roma non esiste un edificio pagano o cristiano con colonne di questo tipo. Esse rappresentano certamente la parte più cospicua del contributo imperiale, che ha permesso al presbitero Filippo di dotare Roma d’una splendida basilica.

Successivamente nel secolo XI, dopo l’incoronazione dell’arcidiacono Ildebrando a Papa Gregorio VII (1073-1085), la dedicazione fu definitivamente fatta a San Pietro ad Vincula ( in catene ).
  
La tradizione racconta che Eudossia Licinia, figlia di Teodosio II e imperatore d’Occidente perché moglie di Valentiniano III, aveva ricevuto da sua madre Eudocia le catene che avevano tenuto prigioniero San Pietro a Gerusalemme. Ella le donò al Papa San Leone Magno che era in possesso delle catene che avevano avvinto San Pietro nella sua prigionia  romana. Le due catene furono unite e, insieme, formano la catena che ancora oggi viene conservata sotto l’altare maggiore. Originariamente erano certamente più lunghe. 

La Basilica di San Pietro in Vincoli è stata più volte restaurata e trasformata fino raggiungere l’aspetto che ammiriamo oggi, che risale alla fine del Quattrocento, anche se ulteriori modifiche, in particolare quelle alla navata centrale, sono avvenute nei primi anni del 1700.

La facciata Cinquecentesca, voluta da Papa Sisto IV, è preceduta da un portico a cinque arcate chiuso da una cancellata e sorretto da sei pilastri ottagonali; al centro si apre un grande portale marmoreo  Quattrocentesco.

L’interno della basilica appare subito imponente.

Nel 1705, la capriata della navata centrale fu rivestita con una volta barocca a cassettoni, decorata con un grande affresco del pittore genovese Giovanni Battista Parodi. Dell’antica capriata è esposta, divisa in due, la trave della “catena centrale”. Sono quelle due travi di legno che si trovano nella navata centrale, staffate in alto, sulla destra; si legge ancora, in latino, il nome del cardinale Cusano e la data di costruzione 1465, in numeri romani. Infatti nel 1448 al cardinal da Kues. filosofo, umanista, scienziato, fu assegnato il titolo di San Pietro in Vincoli. Da ottimo e intelligente mecenate si occupò di molti restauri in San Pietro in Vincoli che, durante gli anni del periodo avignonese e l’assenza dei papi da Roma, era caduto in abbandono. Tra i vari interventi che egli attuò, il cardinale fece completamente restaurare il tetto e costruire un nuovo altare ornato da due colonne di porfido dove custodire le catene. Il cardinal Cusano alla sua morte lasciò in testamento una notevole somma di denaro per le necessità future della chiesa.   

Il dipinto della volta raffigura un uomo, indemoniato, che al solo contatto con le catene di San Pietro, viene liberato dalla  dal Demonio. E’ la  rappresentazione di un
episodio veramente accaduto, nel 969, ad un conte del seguito dell’imperatore Ottone I.

Le navate laterali e il transetto, invece, risalgono alla metà del Quattrocento.
Un arco trionfale, che poggia su due colonne di granito rosa, da accesso al presbiterio.

Nel presbiterio, l’altare maggiore custodisce le catene di San Pietro che sono chiuse in un prezioso reliquario, di bronzo dorato, su disegno di Andrea Busiri Vici.

Tutta la zona del transetto nel 1876 è stata interessata da importanti lavori: infatti si provvide a creare una “Confessione”, su progetto dell’architetto Virginio Vespignani. L’altare maggiore venne rifatto e sormontato da un maestoso ciborio dorato sostenuto da quattro colonne di granito con capitelli corinzi. Due scale rivestite di marmi colorati portano alla “Confessione”. Al di sotto dell’altare e dei gradini del medesimo è collocato il sarcofago contenente le reliquie dei Sette Fratelli Macchabei, il cui culto si estendeva dal oriente al occidente.



San Pietro

San Pietro, nato a Bethsaida di Galilea ( Israele ), faceva il pescatore. Gesù lo chiamò alla sua sequela. A lui Gesù disse: … Io dico a te che tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia chiesa. Pietro, dopo l’ascensione di Gesù al cielo fu imprigionato e incatenato a Gerusalemme dal re Erode.

Liberato dall’ angelo riprese ad annunziare il Vangelo di Gesù. Arrivato a Roma, nel 67 d. C. fu imprigionato e condannato a morte sotto la persecuzione di Nerone.

L’umile pescatore di Galilea fu crocifisso sul colle Vaticano: così il primo papa della chiesa Cattolica dette la vita per Cristo.


Papa Giulio II
Il committente del Monumento funebre a Giulio II si chiamava Giuliano della Rovere il quale nacque in una povera famiglia ad Albissola presso Savona, il 5 dicembre 1443.
Nel 1503 fu eletto Papa con il voto unanime di tutti cardinali. Per le sue conquiste politiche e militari, era anche chiamato “Il Papa guerriero” o “il Papa terribile”.

Fu uno dei pontefici più celebri del Rinascimento. Il suo principale merito è l’aver patrocinato le arti e la letteratura. Sebbene conoscesse il diritto e le lettere latine e fosse ammiratore della Divina Commedia, non era un uomo di grande cultura; ma sicuramente era persona d’ingegno e di gusto.
Ancora cardinale, aveva raccolto una biblioteca, che fece poi trasferire in Vaticano.

Giulio II fece molto per migliorare ed abbellire Roma; nel 1506 posò la prima pietra della nuova Basilica di San Pietro, fu amico e patrono del Bramante, di Raffaello, e di Michelangelo.

Quest’ultimo dipinse per lui il soffitto della Cappella Sistina e scolpì la Statua del Mosè che fa parte del Monumento funebre a Giulio II, il gruppo marmoreo, presente in questa Basilica, destinato ad accogliere la sua tomba. Giulio II morì nel febbraio 1513

Non fu mai sepolto, qui, in San Pietro in Vincoli, nel suo mausoleo Michelangelesco, perché, dalla sua morte alla realizzazione del mausoleo, passarono troppi anni.

Giulio II è sepolto nella Basilica di San Pietro in Vaticano.


Il Mausoleo di Giulio II

La Basilica di San Pietro in Vincoli è conosciuta nel mondo anche perché annovera, tra le sue opere d’arte più belle, il Mausoleo di Giulio II, con la famosa statua del Mosè realizzata da Michelangelo Buonarroti.

La scultura, nota come “ il Mosè”, fa parte del complesso marmoreo del Monumento funebre di Giulio II ed è l’opera d’arte più conosciuta della Basilica di San Pietro in Vincoli.

Fu realizzata, nel 1505, da Michelangelo Buonarroti, lo scultore, pittore, e architetto fiorentino, che fu tra i protagonisti del Rinascimento e che da tutti è riconosciuto come uno dei più grandi artisti di sempre.

Fu proprio Papa Giulio II a commissionargli l’opera, che ebbe bisogno di molti anni per essere conclusa a causa delle continue modifiche apportate al progetto originario.

Il Mosè è ritenuto l’opera della piena maturità di Michelangelo, ed è una delle opere d’arte più rappresentative della scultura moderna, ammirata universalmente per la perfezione delle proporzioni e l’accurata ricerca del particolare.

La mole di questa statua è colossale, ed  è un blocco di marmo di Carrara, dal peso di 25 tonnellate.

Mosè seduto, vi è rappresentato con il volto ornato da una barba fluente ed imponente. Il piede destro poggia in terra e la gamba sinistra sollevata: solo la punta del  piede tocca il basamento. Il braccio sinistro è abbandonato sul grembo, mentre quello destro regge le due tavole della legge, le tavole di pietra scritte dal dito di Dio.
La mano arriccia la lunga barba.

La statua, nella sua composizione, esprime la solennità e la maestosità del famoso personaggio biblico, e nasconde dentro di se più di un mistero.

Primo fra tutti il capo, i folti capelli, e la fronte con i due corni. Molte sono le interpretazioni su questo particolare. Secondo alcuni i due corni, sulla testa del Mosè rappresentano due raggi di luce.

La Bibbia, infatti, riporta che sceso dal monte, dopo aver parlato con il Signore, Mosè aveva il volto irraggiato. Il testo originale ebraico dell’Esodo (34,29) usa il termine raggiante  la cui radice (keren) è comune alle due parole raggio e corno. La seconda parola è quella che Michelangelo interpretò come raggi e scolpì. (1513) Seguendo il testo riportato nella versione latina della Bibbia.

Resta, comunque intatto il mistero e il fascino di quest’opera. Mosè, da sempre, è considerato una figura fondamentale dell’Ebraismo, del Cristianesimo e del Islam.
  
Dal 1400 la Basilica Di San Pietro in Vincoli è ufficiata dai Canonici Regolari del Santissimo Salvatore. I Canonici Regolari sono sacerdoti di vita comune che, seguendo l’antica regola di Sant’Agostino, si impegnano a vivere assieme nella lode di Dio e nel servizio pastorale alla Chiesa.

Oggi i Canonici augurano a te una giornata tutta dedita allo Spirito e all’Arte di cui Roma è immensamente ricca. La Basilica di San Pietro in Vincoli è proprietà dello Stato. La manutenzione e la cura del complesso è affidata al ministero per i Beni e le Attività Culturali.


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